PRESENTATION COCKTAIL OF THE BROCHURE ” FROM CHIC!KEN TO CHICKEN IN LOVE”

Chicken. Una dichiarazione d’amore
“Dal mio villaggio io vedo quanto dalla mia terra si può vedere l’universo”: così, i versi di Fernando Pessoa nel suo Una sola moltitudine. E il grande scrittore aggiunge: “Nella città le grandi case chiudono a chiave la visuale, nascondono l’orizzonte, spingono il nostro sguardo lontano da tutto il cielo, ci rendono piccoli perché ci tolgono ciò che i nostri occhi ci possono dare, e ci rendono poveri perché la nostra unica ricchezza è vedere”.
E’ curioso come Pessoa con la sua straordinaria sensibilità in pochi versi racconti davvero un mondo di emozioni, la ricchezza della semplicità, il saper scoprire da fragili indizi il potere della bellezza.
Moreno Monti e Matteo Tranchellini sono uomini di città. Vivono le tensioni, l’inquinamento e lo stress di una metropoli come Milano, ma non hanno perduto la gioia e la ricchezza del vedere. 
E’ curioso come Pessoa con la sua straordinaria sensibilità in pochi versi racconti davvero un mondo di emozioni, la ricchezza della semplicità, il saper scoprire da fragili indizi il potere della bellezza.
Moreno Monti e Matteo Tranchellini sono uomini di città. Vivono le tensioni, l’inquinamento e lo stress di una metropoli come Milano, ma non hanno perduto la gioia e la ricchezza del vedere. 
Questo progetto legato al mondo dell’estetica aviaria, all’universo dei galli e delle galline di tutte le specie, qui assemblate in coppie di differenti specie è un lavoro che va ben oltre la natura di una fotografia naturalistica, ma si inserisce nella sfera più precisa di una narrazione che tocca il rapporto con il regno animale, con la realtà della natura, natura come valore simbolico di verità in relazione alla nostra esistenza.
Questo lavoro che porta il nome di Chiken in love viene da lontano: da molti anni, infatti i due autori lavorano usando la fotografia come mezzo per una narrazione simbolica intorno al mondo dei pennuti. Qualche anno fa avevano infatti intrapreso un progetto chiamato Chichen, un titolo ce metteva insieme la parola Chic e Chicken, pollo in inglese. Le loro fotografie, alcune delle quali sono presenti in questa mostra, raccontavano in modo ironico e sublime il mondo delle galline quasi fosse una sfilata di alta moda.
Charles Baudeleaire, che amava le arti, le città e la vita dissoluta, guardava la campagna con dileggiante ironia: “E’quello strano posto dove le galline vanno in giro crude”, scrive. Ma se l’autore de Les Fleurs du mal avesse visto lo splendore dei galli e galline raccolti in quel lontano progetto, forse non avrebbe tanto canzonato la vita campagnola, ma al contrario ne avrebbe celebrato l’inaspettata magnificenza, l’incredibile eleganza e, in fondo, la bellezza della natura. La raccolta di quelle immagini non è altro che il genuino omaggio al mondo animale, a quell’eleganza nascosta, spesso ignorata eppure sorprendente, celata tra le piume di una semplice gallina e che l’occhio attento di Moreno Monti e Matteo Tranchellini hanno saputo mettere in scena come in una sfilata di prêt-à-porter.
La moda, si sa, è la più interessante forma di analisi antropologica della società contemporanea. E’ il comportamento di una comunità, una chiave di accesso per comprendere le relazioni all’interno di un microcosmo. Ma anche un modo per interpretare la qualità dei condizionamenti sociali. La moda rappresenta un fenomeno non soltanto culturale, ma soprattutto storico, sociale ed economico: riguarda ognuno di noi, perché tutti noi viviamo la necessità di coprire il nostro corpo per presentarsi al mondo esterno e vivere in una comunità di relazioni. E in questo, il vestito rappresenta un simbolo, un modello di rappresentazione, una forma di comunicazione, anche, e forse soprattutto, uno status, un preciso segnale di appartenenza.
In fondo, nel mondo animale non è poi così diverso. E se nel Settecento i cicisbei di corte si incipriavano per fare concorrenza alle dame, i pennuti maschi di ogni tempo ostentano il loro piumaggio colorato in danze d’amore. Le piume, la ricchezza dei colori, i movimenti alteri diventano necessario strumento di seduzione, gioco amoroso, competizione con i rivali. E’ la fiera delle vanità ornitologiche.
Nel mondo della bellezza pennuta le galline solitamente sono considerate animali semplici, poco interessanti se non per un buon brodo o per la produzione di uova. Ma questo libro ci offre una visione inaspettata: qui scopriamo le razze più rare e selezionate di tutto il mondo, dalla fiera gallina Cemani della Malesia, al gallo Combattente Inglese. Eccoli come modelli consapevoli, pronti per una imprevedibile passerella capace di sorprendere e divertire. E non a caso, questi uccelli, con le loro espressioni fin troppo umane e con le piume multicolori quasi fossero preziosi vestiti, appaiono come testimonianza autentica di bellezza: si ammirano le texture dei piumaggi, il minimo dettaglio dei colori e in questa surreale teoria di immagini appare un ironico accostamento con le voci dei protagonisti della cultura e della moda. Un vero corto circuito. Come a dichiarare che il senso dell’eleganza e della bellezza si può trovare dovunque. Anche in un pollaio.
In verità gli antichi lo sapevano molto bene.  Ce lo insegna l’archeologia e la storia dell’arte: ad esempio, alcuni reperti del secondo millennio Avanti Cristo certificano come fosse abituale un rapporto con le galline come animali da compagnia, in particolare tra gli Egizi. La raffigurazione di un gallo rinvenuto in un graffito su blocchi di pietra di un tempio a Medamoud, presso Tebe, ce lo conferma. E che dire del dipinto di un gallo domestico su òstrakon, rinvenuto nella tomba di Tutankamen? Ma senza essere pedanti, l’intera storia dell’arte è densa di testimonianze val valore simbolico della gallina, sui suoi poteri taumaturgici, sull’uovo come metafora di perfezione
Quel progetto, iniziato nel 2013, ha avuto una naturale evoluzione e si è arricchito ora di nuove immagini. Il nuovo ciclo Chicken in love presenta una novità sostanziale. Non si tratta di singoli ritratti ma di coppie. E queste coppie hanno una specifica particolarità: sono di specie diverse. Un gallo combattente inglese accanto a una fiera gallina Cemani della Malesia, un… insomma l’incontro di tante diversità, l’unione di mondi lontani che in questa realtà di pennuti domestici diventa metafora della nostra vita reale, un mondo di relazioni e di diversità. Ciò che emerge è che queste fotografie, realizzate con grande perizia tecnica, e qualità di composizione, è che la “uguale differenza” resta un valore aggiunto, una forza autentica, un modo per arricchire il mondo che ci circonda.
Senza arrivare a un possibile messaggio politico sulle trasformazioni della società contemporanea e alle trasformazioni che contraddistinguono il nostro tempo, queste immagini ci portano a riflettere sui confini dei nostri legami sociali e culturali, su ciò che anche un grande scrittore come Tiziano Terzani ha voluto ricordare: “Solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo.” 

Gianluigi Colin

Chicken. A declaration of love
“From my village I see all the Earth that can be seen from the Universe”: so say the verses by Fernando Pessoa in “The shepherd”. And the great writer adds:
“In the city the big houses close the view under lock and key,
Hide the horizon, push our gaze far away from all the heavens,
Make us small, for they take away what our eyes can give us,
And make us poor because our only wealth is seeing.”
It’s curious how Pessoa, with his extraordinary sensitivity in some verses, really tells of a world of emotion, the richness of simplicity, the knowledge to discover the power of beauty from fragile signs.
Moreno Monti and Matteo Tranchellini are city men. They experience the tension, pollution and the stress of a metropolis such as Milan, but haven’t lost the joy and richness of seeing.
This project connected to the world of aviary aesthetics, the universe of roosters and chickens of all kinds, assembled here in pairs of different breeds, is a work that goes beyond the nature of naturalist photography, but which fits in the most precious sphere of a narrative which touches the relationship with the animal kingdom, with the reality of nature, nature as a symbolic value of truth in relation to our existence.
This work, called, Chicken in Love, has long-time origins: during a lengthy period of time, in actual fact, the two authors have been using photography as the medium for a symbolic narrative centred around the world of birds. A few years ago, they undertook a project called CHIC!ken, a title which joined the words Chic and Chicken. Their photographs, some of which are present in this exhibition, tell in an ironic and sublime manner the tale of the chicken world, almost as if a fashion show.
Charles Baudelaire, who loved the arts, cities and dissolute living, regarded the countryside with a mocking irony. “It’s that strange place where chickens are raw”, he writes. But if the author of “Les Fleurs du mal” had seen the splendour of roosters and chickens assembled in that project, he wouldn’t have heaped scorn upon life in the countryside, but rather would have celebrated the unexpected magnificence, the incredible elegance and deep down, the beauty of nature. The collection of these images is nothing more than the genuine tribute to the animal world, to that hidden elegance, often ignored, but surprising, recessed among the feathers of a simple chicken, and which the careful gazes of Moreno Monti and Matteo Tranchellini were able to place upon the scene, as if in a prêt-à-porter fashion show.
Fashion, as we know, is the most interesting form of anthropological analysis of contemporary society. It’s the behaviour of a community, a key to understand relationships within a microcosm. But also, a way to interpret the quality of social conditioning. Fashion isn’t just a cultural phenomenon, but above all historical, social and economic: it concerns all of us, because we all live with the need to cover our bodies, to present ourselves to the outside world and live in a community of relationships. In this, clothing represents a symbol, a model of representation, a form of communication, and even and above all a state, a precise sign of belonging.
After all, in the animal world things are not so different. If in the 18th century the court’s “cicisbei” powdered themselves to compete with the ladies, the feathered males, throughout the ages, show off their colourful plumage in dances of love. Feathers, the richness of colours, the proud movements become a necessary instrument of seduction, love play, competition with rivals. It’s the ornithological vanity fair.

In the world of feathered beauty, chickens are considered simple animals, not very interesting, except for a nice broth or for laying eggs. But this book offers an unexpected vision: here we discover the rarest and most select breeds in the world, from the proud Cemani from Malaysia, to the English Combatant fighting cock. Here they are conscious models, ready for an unpredictable catwalk, capable of surprising and entertaining. And it’s no wonder that these feathered birds, with expressions which are too human and multicoloured, as if precious robes, appear as a true testament to beauty: one can admire the texture of the plumage, the detail of the colours and in this surreal theory the pictures appear in an ironic juxtaposition with sentences by the protagonists of the fashion and culture world. A true clash. How to declare that the feeling of elegance and beauty might be found in every place. even in a chicken coop.
Actually, ancient people knew this very well. Archaeology and art history teach us that: for example, some discoveries of the second millennium B.C. show that the relationship with chickens as pets was a common one, especially among Egyptians. The depiction of a rooster found on a graffito, in a rock blocks of a temple in Medamoud, near Thebes, confirms it. And what about the painting of a domestic rooster in štrakon, found in the tomb of Tutankhamun? But without being pedantic, all of art history is filled with testimonies regarding the symbolic value of the chicken, its healing powers, the egg as a metaphor for perfection.
This project, started in 2013, had a natural evolution and has now been enriched with new pictures. The new cycle of chicken in love showcases a substantial innovation. They are not individual portraits, but of couples. and those couples have a specific trait: they are of different breeds. An English fighting cock beside a proud Cemani chicken from Malaysia, and…well, the meeting of so much diversity, the union of distant worlds which in this reality of domestic birds becomes a metaphor for our real lives, a world of relationships and diversity. what emerges from those pictures, made with a great technical experience and composition quality, is that the “same difference” is still an aggregate value, a true force, a way to enrich the world which surrounds us.
Without arriving at a possible political message about the transformation in contemporary society and the transformations which mark our times, those pictures lead us to a reflection on the limits of our social and cultural bonds, which even a great writer such as Tiziano Terzani wished to remark upon: “Only if we can see the universe as a whole in which each part reflects the whole and where a great beauty resides in its diversity, will we begin to understand who we are and where we are”.

Gianluigi Colin